Makadam, il magazine

Nell’ottobre 2003 ho ideato insieme a Michele Neri, Makadam, il primo magazine al mondo realizzato con fotografie scattate con fotocellulare e inviate dai lettori.

Ne sono stato direttore responsabile fino al giugno 2005 quando il giornale ha cessato la pubblicazione.

Avevamo fondato Makadam per
– Dare agli utenti la possibiltà di pubblicare le loro immagini in un giornale appositamente creato.
– Fornire loro stimoli per utilizzare le performance del loro telefonino dotato di fotocamera e guidarli verso una maggiore professionalità e capacità creativa.
– Raccontare la realtà con gli occhi della gente comune, invece che con quelli smaliziati dei reporter professionisti.

Makadam, sponsorizzato da Nokia, era un mensile free press, con tiratura di 26.000 copie e veniva distribuito nei locali di tendenza (bar, discoteche, pub, librerie, palestre…), delle maggiori città italiane.

Il giornale era organizzato in tre sezioni:

– In apertura l’attualità, gli avvenimenti politici, sociali e culturali.
– La seconda sezione intitolata Ombelico del Mondo, era dedicata alle curiosità sulla vita e sul mondo dei lettori. Un diario pubblico dove raccontare il proprio lavoro, gli affetti, il tempo libero, la vita amiliare.
– La terza sezione conteneva le Rubriche di Makadam, anche queste realizzate con le fotografie del pubblico: rubriche di cucina, critiche gastronomiche, moda e costume. Nella stessa sezione le pagine di servizio. I nuovi cellulari testati dagli esperti, pareri tecnici sulle limitazioni imposte dalla legge sulla privacy, la lettura portfolio di Grazia Neri.

Il colophon di Makadam

Ideatori: Marcello Mencarini e Michele Neri
Direttore responsabile: Marcello Mencarini
Redazione: Emage / Grazia Neri
Progetto grafico: Matteo Peterlini
Impaginazione: Francesca Cortesi OKIO_DESIGN
Editore: Emage s.r.l
Stampa: G. Canale & C. S.p.a.
Distribuzione: Free Press, distribuito da Speedy Group s.r.l. nelle principali città italiane(Milano, Roma, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo)

Responsabile privacy: Monica Di Giacinto
Web&software engineer: Cristian Pozzer

Sponsor: Nokia

Periodicità: Mensile
Formato: 21×28
Pagine: 32
Tiratura: 26.000 copie

Reg. Trib. Milano n. 550 del 30/09/2003

 


Pdf di presentazione del progerro Makadam

 


Raccolta rassegna stampa su Makadam

 


Adesivi pubblicitari di Makadam

 

 

Le tesi universitarie su Makadam

“L’interconnessa quotidianità fonte di creatività: Makadam”
Ricerca del gruppo “Elan Vital” coordinato da Giuseppe Ostaggio.
Università La Sapienza di Roma, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Cattedra di Sociologia del Lavoro, prof. Domenico De Masi

“Telefonia mobile e fotografia. Il progetto Makadam”

 

 

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Numero 0 editoriale

Questo giornale l’avete creato voi lettori. Makadam è il primo magazine al mondo le cui fotografie sono state interamente realizzate e inviate con i telefonini. Makadam  si muove come voi più veloce del cambiamento. La diffusione dei telefonini con fotocamera ha accorciato fino a renderla un sottile territorio di esplorazione la distanza tra evento e racconto, scatto e pagina, professionisti e consumatori di immagini. Makadam cresce in questo terreno di confine. Noi che di immagine, giornalismo e comunicazione ci occupiamo professionalmente da decenni, abbiamo voluto offrire subito uno spazio di visibilità a questa nascente rivoluzione nell’imaging: il grande gioco della creazione e del consumo di immagini alla portata di tutti.

Questo giornale si divide in quattro sezioni.L’apertura è dedicata all’Attualità. Cerchiamo testimoni dei grandi eventi pubblici che segnano il Tempo (politici, sociali, legati allo spettacolo e alla cultura). Il telefonino con fotocamera può arrivare più vicino e prima di tante macchine professionali. Ma è anche il compagno curioso di quasi tutti i momenti della vita privata, per questo la seconda parte di Makadam si chiama L’ombelico del mondo. Il vostro mondo: del lavoro e degli affetti. Della notte, del gioco; in famiglia, in solitudine. Pillole di un diario pubblico; gioco semiserio su chi siete e che cosa ci fate. E poi le Rubriche: anche queste fatte da voi e dalle vostre fotografie. Tutti critici per un giorno. Non mancheranno le pagine ‘noiose’, con i nuovi cellulari testati dai diversi esperti della fotografia e della comunicazione e i pareri degli avvocati sulle limitazioni imposte dalla legge.

Makadam sarà come lo vorrete voi. Alla redazione il compito di suggerire temi, provocare il maggior numero di MMS fotografici e migliorare le vostre capacità di fotografi. Per pubblicare le vostre fotografie sul giornale andate all’indirizzo www.makadam.it.  È la porta d’ingresso del giornale, la superficie dove vedere, aggiornate di continuo, le vostre istantanee del mondo che cambia.

(La redazione di Makadam)

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Intervista con Oliviero Toscani

LA PRIVACY È UN FALSO PROBLEMA
“Amo i telefonini e sono contrario alla privacy”

Cosa pensi delle nuove norme sulla privacy?
Più la legge sulla privacy si inasprisce, meno c’è privacy. La privacy non esiste, non è più possibile. E’ un falso problema. Si può sapere esattamente dov’è una persona. Non c’è niente da fare. Nel momento in cui servirà a qualcuno o a qualche sistema sapere cosa fa l’individuo, l’individuo non avrà più privacy. La privacy è una balla. A meno che tu non sia un uomo del Terzo mondo, dove ti lasciano morire. Ma se vuoi vivere in uno stato di diritto devi anche rinunciare alla tua privacy.

Quindi non ti dà fastidio essere fotografato?
No, no, no… Devo dire di no. Perché non mi dà fastidio essere quello che sono. Dà fastidio alla gente che non si vuole bene.

E se questa foto finisce in internet?
Mi fa sorridere. Non ho di questi problemi.

Hai mai fotografato con un telefonino?
Sempre. Quando si usa per fare le foto è una macchina fotografica. Penso che nel futuro avremo un piccolo oggetto dove ci sarà tutto, non solo il telefono e la macchina fotografica, ma anche i propri dati, la propria carta di credito. Farà anche da passaporto. Ci sarà anche il rianimatore in caso di crisi cardiache, ci farà innamorare quando c’è bisogno, ci farà tirare l’uccello anche quando è difficile…

Quindi tutti, anche mia zia…
Perfetto! Perfetto! Ne abbiam bisogno. La fotografia è la memoria storica dell’umanità e se partecipiamo tutti l’umanità starà molto meglio.

Ma i professionisti protestano, temono di perdere il lavoro…
Perfetto. Adesso si vede chi è un bravo fotografo. Prima bastava saper maneggiare una macchina fotografica. Ora no. Bisogna saper guardare. La macchina fotografica va messa dietro alla testa, non davanti. Tutto sta cambiando. Anche il diritto d’autore.

Cosa vuoi dire?
Io sono contrario al copyright. E anche il diritto d’autore così non funziona più.
Le fotografie dovrebbero essere pagate solo la prima volta che vengono usate e poi essere di tutti.

Questa intervista è stata pubblicata nel numero 1/ 2005 di Makadam.

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Intervista a Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi italiani

LA FOTOGRAFIA E’ UN’ALTRA COSA

Tenacemente legato a un passato che va scomparendo GIANNI BERENGO GARDIN giura che lui il cellulare, per fotografare, non lo userà mai. 

Hai mai usato un telefonino per fare fotografie?
No, mai. E spero di avere la fortuna di non farlo mai. Il telefonino è un modo per prendere appunti visivi, non certo per fare delle fotografie.

Saranno anche appunti visivi ma pensa ai vantaggi per l’informazione. Con i nuovi telefonini siamo tutti potenziali reporter. Durante il G8 di Genova i dilettanti hanno realizzato filmati molto più interessanti di quelli delle tv ufficiali.
Ma sì, in certi casi di cronaca. Indubbiamente. Anche ai funerali del Papa. Anche gli attentati a Londra. Sì servono, ma sono un’altra cosa, sono degli appunti visuali, secondo me, non è vera fotografia.

Ma non credi che oggi sia più facile registrare l’immagine del mondo che ci circonda?
E’ senz’altro più facile. Ma non illudiamoci. Secondo me per fotografare seriamente ci deve essere sempre un progetto ben preciso alle spalle. Una documentazione. Bisogna sapere quello che vai a cercare. Io l’ho sempre rimproverato ai dilettanti. Da sempre. Dicono: beh, oggi esco con la macchinetta – perché la chiamano macchinetta – se mi capita qualcosa di interessante lo fotografo. Sì, ti può succedere una volta, ma ti succede una volta nella vita. Se vuoi fare un lavoro serio devi partire con un indirizzo ben preciso, una ricerca ben precisa e sapere cosa vai a cercare.

E quando il telefonino lo usa un fotografo professionista?
Beh, no è diverso, perché quello magari lo fa un pochino più seriamente. Però non ci credo che un fotografo professionista fotografi col telefonino. Fotografa con qualcosa di più serio. Il mezzo conta. Io dico sempre, un po’ forse esagerando, che fotografare con la macchina fotografica è come andare in bicicletta in un bosco. Godi il bosco, senti i profumi, godi l’aria. Con il digitale è come pedalare sulla cyclette nel cesso di casa. In tutti e due i casi pedali, ma che differenza tra l’uno e l’altro. Di atmosfera, di profumi, di qualità di immagini, di tutto.

Allora è vero che odi la fotografia digitale?
No, assolutamente. E’ una falsa notizia. Io non odio il digitale, anche se preferisco il vecchio, classico, tradizionale negativo. Odio l’uso che molti, quasi tutti, fanno di Photoshop. Odio il taroccamento e la falsificazione della fotografia. Per la maggior parte della gente fotografia vuol dire ancora quello che il fotografo ha visto, non quello che si è inventato con Photoshop la sera a casa sua. Tutta qua la mia avversione. Sono contro Photoshop. Il taroccamento è un cosa pericolosissima per l’informazione. Perché si possono falsare le notizie e può diventare un pericolo gravissimo politicamente. Un governo può raccontarti qualsiasi cosa falsificando le immagini. Anche una volta Stalin levava Lenin dalle fotografie, ma lo vedevi lontano un miglio che era un montaggio, una falsificazione. E poi se ne faceva uno ogni milione di fotografie, oggi è l’inverso. Quasi tutte le foto sono taroccate, modificate, elaborate. A me andrebbe bene se i giornali pubblicassero anche le foto elaborate, però con sotto un marchietto, un segno che mi dice che la foto è stata elaborata. Oggi non sai mai se quella che guardi è una vera fotografia. Se è una vera immagine di quello che ha visto il fotografo o se se l’è inventata. Tu sai che il 62% delle immagini su internet dello tsunami erano false? Era gente che aveva ripreso una cascata del Niagara e l’aveva fatta diventare la grande onda. Questo è pericolosissimo per l’informazione.

Qual è il futuro della fotografia?
Passerà questa moda di adesso. Guarda che in America ci sono tanti professionisti che, passati al digitale, ritornano al tradizionale. Sennò come spiegheresti anche questo proliferare di macchine meccaniche. Quando fotografi devi essere tu a controllare il mezzo, non deve essere il mezzo che decide tutto e tu scatti soltanto. C’è una pubblicità in giro di una grande casa di fotografia digitale che dice, scritto grande otto metri: non pensate, scattate. Li denuncerei. Io ai miei allievi dico sempre: prima pensate e poi casomai scattate. Se non pensi non puoi fare delle immagini. Nè con il telefonino, nè con la macchina tradizionale. Prima pensa, pensa molto, poi vedi se è il caso di fotografare.

La privacy, Che cosa ne pensi?
Sarà un dramma. Fino adesso si poteva fotografare perché l’articolo sulla stampa come ben sai diceva che in luogo pubblico, aperto al pubblico, a meno che la foto non fosse denigrativa potevi fotografare chiunque. Con la privacy, specie se entrerà in vigore la legge europea che è molto rigorosa, non esisterà più il mestiere. Quando si è deciso di applicarla in Francia, Cartier Bresson stesso ed altri grandi fotografi sono andati a protestare e han detto: guardate signori miei, qua si chiude, non esisterà più il reportage con delle clausole così restrittive. Io devo dire che secondo me alla gente della privacy non gliene frega proprio niente. Basta vedere come usano il telefonino, non per fare fotografie, ma per telefonare. E’ assurdo, ma ormai la cosa più faticosa del treno – io viaggio moltissimo in treno – è ‘sto bombardamento del vicino o di quello di fronte che parla continuamente al telefonino urlando, perché ci tiene, altro che privacy, ci tiene a esibirsi, a far sentire i fatti suoi a tutti quelli dello scompartimento. Quindi io non credo nel modo più assoluto alla privacy. Ho avuto quattro o cinque grane grosse, tentativi di tirarne fuori dei soldi, ma solo perché pensavano di farci un guadagno, per ottenere del denaro, non perché gli interessasse qualcosa della loro privacy. Fortunatamente mi è andata sempre bene finché c’era Rodotà come garante. Era uno molto serio, molto rigoroso, molto onesto, però faceva rispettare dalle due parti la privacy. Adesso credo ci sia quello nuovo, garante, che non so chi sia, come sia e cosa possa succedere. Però c’è questo fatto che se il diritto di privacy – per il momento il diritto di cronaca è più forte del diritto di privacy – se un domani il diritto di privacy diventa più forte del diritto di cronaca, ragazzi miei andiamo male. Ma non andiamo male noi fotografi, va male l’informazione, non avremo più informazione.

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Grazia’s corner
Il punto di vista di Grazia Neri

Non avrei voluto che fossero state le bombe di Londra a segnare una tappa importante nella storia del fotogiornalismo. Per la prima volta sia il Washington Post sia il NY Times hanno pubblicato in prima pagina fotografie dell’avvenimento scattate con il cellulare da una nuova categoria che chiamerei “giornalisti di strada”.

I cellulari ci faranno cambiare il modo di vedere le fotografie di attualità. Ora ciascuno di noi può riprendere la realtà intorno a sé e trasmetterla a chi può interessare all’istante: per esempio peccato che non ci fosse nessuno di voi a scattare subito le foto delle alghe in Liguria che l’estate scorsa hanno spedito decine di persone all’ospe- dale. Potevate inviarle subito a un giornale o agli amici per dire di non fare il bagno. Anche così si entra nell’informazione. Anche questo è fotogiornalismo.
Gisele Freund diceva: la macchina fotografica influenza il nostro modo di vedere e crea la nuova visione”.